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domenica 25 aprile 2010

Elogio al Tango.



Sono un pò di anni che seguo il Tango nella mia città; purtroppo in modo "statico" ...ascolto, guardo, percepisco l' intensità, prendo energia, ne sono affascinato. Di conseguenza riporto questo elogio:

    L’abbraccio tanguero […] non è lascivo, ma prima di tutto consolatorio, perché il tango è qualcosa di strano, che tiene ben distanti i piedi, ma unisce i cuori. E i tangueros se ne stanno così, un po’ a campana, come due biciclette appoggiate l’una all’altra, che si tengono su a vicenda. E si muovono insieme, eppure ognuno per conto suo, in una specie di miracolo di equilibrio, con l’uomo che avanza e la donna che arretra, tenendo curiosamente sempre ben lontane e fuori da ogni possibile contatto quelle parti che un tempo venivano considerate la sede d’elezione di ogni possibile onore. Anzi, talvolta l’impressione è che l’uomo faccia di tutto per raggiungere la donna, ma quella proprio sul più bello sgusci via, allontanandosi di quel tanto che basta per non compromettersi, ma restando nel contempo abbastanza vicina per non fargli perdere il desiderio... Talaltra invece appare che le proposte vengano accettate, che si stabilisca infine una relazione, con i suoi momenti intensi e con quelli burrascosi, con quelli sentimentali e con quelli passionali. Tutto ciò mentre i due continuano nello stesso tempo a sorreggersi, ad aiutarsi e a sostenersi reciprocamente. Come di solito accade nella vita reale, di cui il tango è, lo si desideri o no, una versione condensata in tre minuti.”
    Pier Aldo Vignazia, da " Il tango è una storia d'amore... e non una rosa in bocca",ed. Sigillo, Lecce, 2005.Tango Argentino

venerdì 16 aprile 2010

L' abisso.



Rimettendo in ordine la mia libreria mi é tornato in mano questo libro, acquistato parecchio tempo fa,
nei soliti momenti dove le "domande" sono fitte come gocce d' acqua in un temporale estivo ...e
le risposte si contano su una mano. Il titolo, secondo me, dovrebbe essere "le persone che amano troppo" perché l' argomento trattato é calzante per entrambi i sessi; comunque, l' ho trovato interessante, istruttivo, concordo in molte parti ...e di conseguenza "cado" nell' abisso.
Gli anni sono passati, forse ho imparato e migliorato in qualcosa ma... gli anni sono passati.
Rimane un dubbio: due persone che si amano devono "amalgamarsi", "ammorbidire", interpretare se stessi, per riuscire a raggiungere un' "equilibrio" ...ma questo non significa "modificarsi"?


Brani dal libro: "donne che amano troppo".

Quando essere innamorate significa soffrire, stiamo amando troppo.
Quando nella maggior parte delle nostre conversazioni con le amiche intime parliamo di lui, dei suoi problemi, di quello che pensa, dei suoi sentimenti, stiamo amando troppo.
Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un'infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo.
Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuosi lui vorrà cambiar per amor nostro, stiamo amando troppo.
Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo.
Amare troppo è calpestare, annullare se stesse per dedicarsi completamente a cambiare un uomo "sbagliato" per noi che ci ossessiona, naturalmente senza riuscirci.
Amare in modo sano è imparare ad accettare e amare prima di tutto se stesse, per poter poi costruire un rapporto gratificante e sereno con un uomo "giusto" per noi.
Quando in famiglia i genitori litigano o hanno altre preoccupazioni gravi, non hanno tempo per badare ai bambini che restano affamati d'amore, ma incapaci di credere all'amore e di accettarlo non sentendosene degni.
Le famiglie disturbate hanno tutte lo stesso effetto sui figli : li rendono bambini sminuiti nella capacità di comprendere i sentimenti propri e altrui e di mettersi in relazione con gli altri.
Quando sentono la mancanza d'amore e d'attenzione che desiderano e di cui hanno bisogno, i maschi diventano collerici con comportamento distruttivo e attaccabrighe; le femmine si prendono cura di qualcuno o qualcosa che è in situazione di bisogno: alleviando la sua sofferenza, cercano di lenire la propria.
Sono attratte da chi fa loro rivivere il tormento sopportato con i genitori, quando cercavano di essere così brave, amabili, soccorrevoli e brillanti da riuscire a conquistare l'amore, l'attenzione e l'approvazione di chi non poteva dare loro il necessario a causa dei propri problemi e delle proprie preoccupazioni personali.
Abbiamo finto per tanto tempo di essere adulte, chiedendo così poco e dando così tanto, che ormai sembra troppo tardi perchè possa venire il nostro turno di ricevere le attenzioni che non abbiamo mai avuto; continuiamo ad aiutare gli altri sperando che la nostra paura scompaia e che la nostra ricompensa sarà l'amore. Più l'infanzia è stata infelice, più è forte la spinta a rivivere le stesse sofferenze da adulti, nel tentativo di riuscire a dominarle.
Una bambina che nell'infanzia è sottoposta a troppe emozioni schiaccianti (paura, rabbia, tensioni insopportabili, sensi di colpa e vergogna, pietà per gli altri e per se stessa) verrebbe distrutta se non sviluppasse delle difese: la NEGAZIONE e il CONTROLLO. La negazione alimenta il bisogno di controllare, e l'inevitabile insuccesso del controllo alimenta il bisogno di negare.
Donne che amano troppo sono molto responsabili, impegnate molto seriamente e con successo ma con poca stima di sé; hanno poco riguardo per la propria integrità personale e riversano tutte le loro energie in tentativi disperati di influenzare e controllare gli altri per farli diventare come loro desiderano.
Hanno un profondo timore dell'abbandono; pensano che è meglio stare con qualcuno che non soddisfi del tutto i loro bisogni ma che non le abbandoni, piuttosto che un' uomo più affettuoso e attraente che potrebbe anche lasciarle per un'altra donna.
Donne che amano troppo sviluppano relazioni in cui il loro ruolo è quello di comprendere, incoraggiare e migliorare il partner; questo produce risultati contrari a quelli sperati: invece di diventare grato e leale, devoto e dipendente, il partner diventa sempre più ribelle, risentito e critico nei confronti della compagna. Lui, per poter conservare autonomia e rispetto di se stesso, deve smettere di vedere in lei la soluzione di tutti i suoi problemi, e considerarla invece la fonte di molti se non della maggior parte di questi. Allora la relazione si sgretola e la donna piomba nella disperazione più profonda. Il suo insuccesso è totale: se non si riesce a farsi amare neppure da un uomo così misero e inadeguato, come può sperare di conquistare l'amore di un uomo migliore e più adatto a lei? Si spiega così come mai queste donne fanno seguire a una cattiva relazione una peggiore: perchè con ciascuno di questi fallimenti sentono diminuire il loro valore. E sarà per loro difficile rompere questa catena finché non saranno giunte a una comprensione profonda del bisogno che le riduce a comportarsi così.
Molte donne commettono l'errore di cercare un uomo con cui sviluppare una relazione senza aver sviluppato prima una relazione con se stesse; corrono da un uomo all'altro, alla ricerca di ciò che manca dentro di loro; la ricerca deve cominciare all'interno di sé. Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stesse, perchè quando nel nostro vuoto andiamo cercando l'amore, possiamo trovare solo altro vuoto.
Dobbiamo guarire dal bisogno di dare più amore di quanto se ne riceva; guarire dal continuare a estrarre amore dal buco vuoto che c'è dentro di noi.
Finché continuiamo a comportarci così, cercando di sfuggire a noi stesse e al nostro dolore, non possiamo guarire. Più ci dibattiamo e cerchiamo altre vie di scampo, più peggioriamo , mentre cerchiamo di risolvere la dipendenza con l'ossessione. Alla fine, scopriamo che le nostre soluzioni sono diventate i nostri problemi più gravi. Cercando disperatamente un sollievo e non trovandone alcuno, a volte arriviamo sull'orlo della follia.
Ciò che manifestiamo esternamente è un riflesso di ciò che c'è nel più profondo di noi: ciò che pensiamo del nostro valore, del nostro diritto alla felicità, ciò che crediamo di meritare dalla vita.
Quando cambiano queste convinzioni, cambia anche la nostra vita.

CARATTERISTICHE DEL PROCESSO DI GUARIGIONE E DIPENDENZA:
ammettere l'incapacità di controllare la malattia-cessare di fare la colpa dei propri problemi agli altri - concentrarsi su se stesse, assumendosi la responsabilità delle proprie azioni (cercare l'aiuto dai propri pari) cominciare ad affrontare i propri sentimenti invece di ignorarli ed evitarli.
Quando incominciate a rinunciare a controllare chi vi sta vicino, potete realmente provare la sensazione fisica di cadere da una rupe.
Quando liberate gli altri dai vostri tentativi di controllarli, la sensazione di non avere più il controllo di voi stesse può essere allarmante. Ricordate che nessuno ha il potere di cambiare un altro, tranne la persona stessa. Concentrate le vostre energie sul compito di aiutare voi stesse. Rimarrà sempre la tentazione di cercare ancora fuori di voi una ragione di vita. Reprimete questa tendenza e continuate a concentrarvi su voi stesse.
Quasi tutta la follia e la disperazione che vi invade viene direttamente dai vostri tentativi di dirigere e controllare qualcosa che non è in vostro potere.
Finché non ci assumiamo la piena responsabilità delle nostre decisioni, scelte, vita, felicità non siamo esseri umani pienamente maturi, ma restiamo delle bambine dipendenti e spaventate in un corpo da adulte. Diventando meno bisognose d'affetto, è più facile che i nostri bisogni vengano soddisfatti.
Donare il nostro amore senza aspettarci niente in cambio è la cosa più naturale (e giusta) da fare.
Quando finalmente ci limitiamo ad "essere" invece di "fare" ci sentiamo imbarazzate e molto vulnerabili. La mutua commiserazione come criterio di amicizia deve essere rimpiazzata da mutui interessi molto più remunerativi.

LA VIA DELLA GUARIGIONE
-Andare a cercare aiuto
-Considerate la vostra guarigione una priorità che ha il diritto di precedenza su qualsiasi altra.
-Trovate un gruppo di sostegno fatto da vostre pari che vi capiscano.
-Sviluppate il vostro lato spirituale con esercizi quotidiani.
-Smettete di dirigere e controllare gli altri.
-Imparate a non lasciarvi invischiare nei giochi di interazione.
-Affrontate coraggiosamente i vostri problemi e le vostre manchevolezze personali.
-Coltivate qualsiasi bisogno che deve essere soddisfatto in voi stesse.
-Diventate "egoiste"
-Spartite con altre donne quello che avete sperimentato e imparato.
-Trovate affermazioni positive da ripetervi più volte nel corso della giornata: hanno il potere di eliminare i pensieri e i sentimenti distruttivi, anche quando la negatività dura da anni.

CARATTERISTICHE DI UNA DONNA GUARITA DALLA MALATTIA DI AMARE TROPPO
-Accetta pienamente se stessa, anche se desidera cambiare qualche aspetto della sua personalità.
Questo amore e rispetto di sé stessa è fondamentale e lei lo alimenta con affetto, e si propone di espanderlo.
-Accetta gli altri come sono, senza cercare di cambiarli per soddisfare i suoi bisogni.
-E' consapevole dei suoi sentimenti e del suo atteggiamento verso ogni aspetto della vita, compresa la sessualità.
-Ama tutto di se stessa: la sua personalità, il suo aspetto, le sue convinzioni e i suoi valori, il suo corpo, i suoi interessi e i suoi talenti. Valorizza sé stessa invece di cercare di trovare il senso del proprio valore in una relazione.
-La sua autostima è abbastanza profonda da consentirle di apprezzare il piacere di stare insieme con altre persone e preferisce uomini che siano a posto così come sono. Non le necessita che qualcuno abbia bisogno di lei per avere l'impressione di valere qualcosa.
-Si permette di essere aperta e fiduciosa con chi lo merita; non ha paura di lasciarsi conoscere a un livello personale profondo, ma non si espone al rischio di essere sfruttata da chi non ha riguardo per il suo benessere.
-Si domanda. "Questa relazione va bene per me? Mi consente di sviluppare tutte le mie possibilità e diventare quello che sono capace di essere?"
-Quando una relazione è distruttiva, è capace di lasciarla perdere senza sprofondare nella depressione ha una cerchia di amiche che la sostengono e fanno del loro meglio per vederla uscire da una crisi.
-Apprezza più di ogni altra cosa la propria serenità; tutte le lotte, le tragedie e il caos del passato hanno perso il loro fascino; ha un atteggiamento protettivo verso sé stessa, la sua salute e il suo benessere.
-Sa che una relazione, per poter funzionare, deve essere tra due partner che condividono valori, interessi e fini, e che siano entrambi capaci di intimità.
-Sa anche di essere degna del meglio che la vita può offrirle.